Il linguaggio cosiddetto iconico, ossia fondato sulle immagini, rappresenta
una delle primissime forme di comunicazione tra esseri umani. L'immagine basa
la propria forza sulla sua percettività e immediatezza. I disegni all'interno
delle caverne ed i segnali di fumo consentono, ad esempio, una immediata,
anche se primordiale, comunicazione..
Il linguaggio concettuale, ossia l'articolazione della comunicazione attraverso
le parole, costituisce uno stadio successivo dell'evoluzione.
Per la comprensione delle parole è infatti necessaria la preventiva elaborazione
di codici e regole conosciute e condivise dai diversi gruppi di esseri umani.
Grazie alla scrittura il fluire delle parole e l'articolazione dei concetti
raggiungono uno stadio di ulteriore maturazione delle relazioni inter-personali.
Le antiche civiltà si sviluppano e lasciano testimonianza di se' proprio grazie
alla scrittura.
L'evoluzione dell'homo sapiens è segnata dal passaggio dalla comunicazione
visiva a quella orale e poi da questa alla comunicazione scritta.
L'invenzione della stampa nel XV secolo segna un
ulteriore grandioso passaggio per il cammino della civiltà.
La riproduzione a stampa della Bibbia ad opera di Gutermberg tra il 1452 e il
1455 apre il campo della trasmissione del sapere oltre i limiti naturali del tempo
e dello spazio.
Con l'invenzione del giornale e del telegrafo la parola
viene trasmessa annullando ulteriormente le distanze. Grazie all'invenzione della
radio la parola arriva contemporaneamente a milioni di persone. Siamo sempre però
nel campo della parola e della sua trasmissione.
L'invenzione della televisione modifica enormemente
il modo di comunicare. Non più il primato della parola, bensì la forza dell'immagine.
Si torna così al linguaggio visivo, iconico, con la immediatezza della sua natura
percettiva.
Siamo dunque al passaggio dall'homo sapiens all'homo videns?
Ormai i bambini, sin da piccolissimi sono abituati a
seguire la tv ed a maneggiare con padronanza il telecomando. Di pari passo con
la pronuncia delle prime parole i piccoli si allenano a seguire la velocissima
sequenza delle immagini televisive.
Solo successivamente i bambini sono chiamati a cimentarsi
con la lettura e la scrittura. La lettura, essendo fondata sul linguaggio
concettuale, è però lenta, lentissima, eccezionalmente noiosa rispetto al fluire
veloce delle immagini della tv. Leggere diventa quindi una fatica immane.
E se risulta difficile la lettura, figurarsi l'impegno necessario per la scrittura.
Non è casuale che da qualche tempo si rilevi un impoverimento del bagaglio lessicale
(il patrimonio di parole conosciute e usate) delle nuove generazioni.
Le difficoltà a seguire i tempi e le modalità di
apprendimento scolastico (lettura e scrittura) aumentano infatti in proporzione
all'aumentare dei tempi di esposizione quotidiana alla tv ed all'abbassarsi
dell'età in cui ha inizio il tele-vedere.
Se però il tele-vedere è incomparabilmente più semplice,
più 'leggero', è pur vero che la tv è evanescente, sfuggente. Un'immagine,
una sequenza, se perse, non possono essere riprese (salvo che con la videoregistrazione).
La lettura consente invece di ripetere, approfondire, tornare sul passaggio non compreso:
consente cioè di fissare il concetto.
La tv ha ovviamente rimodellato gli stessi tempi di vita
quotidiana. Ad esempio è frequente che la tv accompagni il bambino dal suo risveglio.
Sin dal mattino normalmente il bambino fa colazione guardando la tv, che assolve così
ad una 'funzione-ponte': accompagna il bambino dal mondo interno (la famiglia) a quello
esterno (la scuola). Fatta eccezione per le ore mattutine (e talvolta pomeridiane)
di presenza a scuola, nonché per i momenti esterni alla casa (dedicati allo sport,
eventualmente all'oratorio e ad altre attività), il pomeriggio e la sera la tv ha
una grande presenza. Una identica 'funzione-ponte' la tv la svolge la sera,
accompagnando il bambino nel difficile momento del distacco dai genitori,
dalla veglia al sonno.
Lo stesso pasto quotidiano (pranzo o cena, secondo
l'organizzazione familiare), unico momento di ritrovo di tutta la famiglia,
se accompagnato dai programmi tv, vede drasticamente ridotte le interazioni
familiari. Il dialogo tra genitori e figli viene infatti sovrastato dal piccolo
schermo, che assorbe buona parte dell'attenzione.
E allora, niente tv? Nient'affatto. Si tratta di porre
attenzione all'età di inizio del tele-vedere, ai tempi di esposizione, alla
qualità dei programmi e, ancor di più, al tipo di fruizione (da soli o in
compagnia di genitori o adulti).
I genitori non possono pilatescamente lavarsene le mani:
hanno una grande responsabilità nel non lasciare i piccoli davanti alla tv
(in funzione di baby-sitter gratuita e sempre accessibile) ed i grandicelli
soli con la tv che, in tal modo, diventa il referente primario di suggestioni,
comportamenti, valori.
Dott. Leonardo Rubino
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