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Marce funebri e complessi bandistici
Inno funebre "Sulla salma insanguinata"
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La banda alla processione del Sabato Santo (in primo piano a destra Antonio Rubino).
Al centro della foto la statua dell'Addolorata. |
Le marce funebri sono musiche eseguite in modo più lento e meno ritmato con accenti tristi, in cui viene usato il tamburo muto.
Da quando le bande iniziarono a far parte delle processione sono state composte molte marce funebri da diversi autori.
L’autore dell’inno funebre di Castellaneta non è conosciuto. S’ignora anche la data della sua composizione.
Chiamato impropriamente “Sulla salma insanguinata”, è eseguito il
Venerdì e il
Sabato Santo.
Pare che quest’Inno provenga da Nardò, città natale di Mons. Potenza, Vescovo di Castellaneta dal 1933 al 1958.
Trasferitosi a Castellaneta, Mons. Potenza rilevò nella popolazione una forte partecipazione ai riti della Settimana Santa.
Volendo trasferire in Castellaneta le tradizioni della sua terra natia, Mons. Potenza fece trascrivere la
partitura del canto da un maestro della città salentina.
Il 30 marzo 1933 il maestro Giovanni Cassano di Castellaneta completò la trascrizione della musica, adattandola per banda. Questa marcia però è un po’ diversa dall’originale, ed è suonata più lentamente e in modo cadenzato, vale a dire con una specie di cantilena.
Questo modo di suonare, voluto dal maestro Giovanni Cassano, rende la marcia molto esclusiva e affascinante. Molte bande, anche famose, hanno cercato di interpretare questa marcia, ma non sono riuscite ad eseguirlo come la banda di Castellaneta.
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Testo
Ecco le parole del testo originario:
Sulla salma insanguinata
dell’ ucciso nazareno,
con la madre addolorata,
che squarciato ha il cuor nel sen.
Riversiam dagli occhi in fuori,
tutto il duol che preme il cor;
era giusto senza vanto,
era il maestro del dottor;
era giusto senza vanto,
era un angelo d’amor’
e tu popolo feroce,
lo dannasti sulla croce,
lo dannasti sulla croce,
come un empio malfattor.
Esecrata gente ria,
uccidesti il tuo messia,
lo dannasti sulla croce
come un empio malfattor ‘
Era bello,
era santo,
era un angelo d’amor;
lo dannasti sulla croce
come un empio malfattor.’
Esecrata gente ria,
uccidesti il tuo messia.
Sulla salma insanguinata
dell’ucciso nazareno,
con la madre addolorata,
che squarciato ha il
cuor nel sen;
riversiam dagli occhi in fuori,
tutto il duol che preme il cor.
(Lavoro di gruppo di Valerio Rubino, Maria Grazia Marra, Francesco Di Fonzo,
con la collaborazione del Dott. Leonardo Rubino)
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