Castellaneta: il territorio

Castellaneta è sempre stata un centro culturale importantissimo sia per gli avvenimenti storici che per la posizione geografica.
Le sue radici affondano nella civiltà della Magna Grecia per assimilare poi la civiltà bizantina.
Gli insediamenti basiliani sono numerosi come anche le cripte con pregevoli dipinti alle pareti. Ad esse si affiancano i vari monumenti d’arte in stile romanico-pugliese.
La Gravina di Castellaneta è una delle più grandi e spettacolari presenze naturalistiche, archeologiche e storiche della nostra regione.
Ai confini col territorio di Gioia del Colle la gravina prende il nome di
Gravina del Porto.
Nel territorio del nostro paese, soprattutto nelle gravine, sono presenti numerosi insediamenti rupestri. La definizione di insediamento rupestre si riferisce agli ambienti ricavati in grotte, nei quali si sono sviluppate forme di vita civile o religiosa. Tra gli insediamenti rupestri più significativi ricordiamo “S. Maria di Costantinopoli”, di “S. Stefano”e del monte di “S. Trinità” nella zona collinare di Montecamplo, zona archeologica con una necropoli
di età neolitica ed un villaggio peuceta.
Il territorio di Castellaneta è vario e comprende anche la marina di Bosco Pineto, che dal 1950/60 è diventata centro balneare turistico di
Castellaneta Marina.
La città ha avuto vari nomi da Etolia a Castanea,conquistata dal normanno Roberto il Guiscardo, al quale sono succeduti vari signori.
Tra i monumenti che presentano un’architettura pregevole, sono sicuramente da ricordare la
Cattedrale e la chiesa di “S. Maria della Luce”, detta “del Pesco” o “dell’Assunta”.
Castellaneta ha avuto ed ha tuttora scrittori, saggisti ed attori di particolare importanza, come Rodolfo Valentino, mitico attore di Hollywood degli anni venti.
La cultura locale non può non annoverare anche le tradizioni ed i riti della Settimana santa.
I riti della Settimana Santa, oltre che momento di grande religiosità, rappresentano un momento di incontro di tutti i castellanetani, e soprattutto degli emigranti che vengono puntualmente dalla Svizzera, dalla Germania e dalla Francia o dalle regioni del Nord Italia tipo il Piemonte e la Lombardia.
Questi riti sono anche intreccio di “esibizionismo” e di “superstizione” dell’individuo. In pieno centro storico in via
“ Vittorio Emanuele” ed in zona San Domenico, a partire dal 17 gennaio e sino alla domenica delle Palme si era soliti appendere
su una canna, sette bambole di stoffa che rappresentavano i mestieri e le attività artigianali femminili. A partire dalla
prima domenica di Quaresima, subito dopo il mercoledì delle Ceneri, ed al termine di ogni settimana,
le pupattole venivano tolte in progressione decrescente sino a giungere al giorno della S.Pasqua.
L’ultima bambola la cui asportazione veniva a coincidere con la festa della Resurrezione,
era necessariamente la più adornata e curata nei minimi particolari e poteva quindi stare appesa per un'ulteriore settimana.
(Lavoro di gruppo di Camilla Ranaldi. Piergianni Solinas, Nicola Bussolotto
a.s. 2006-2007)
Nei primi giorni di primavera di quest’anno, con la mia famiglia mi sono recata nella Gravina Grande, un luogo incantevole.
Abbiamo seguito sentieri che ci hanno permesso di osservare le meraviglie della natura attraverso i colori, i profumi e i suoni.
Gli alberi, soprattutto pini, roverelle, lecci e fragni erano di colore verde brillante; i cespugli di rosmarino, timo e salvia emanavano un profumo inebriante; il vento soffiando a volte impetuoso fra quei stretti meandri, muoveva i fiori che ricoprivano i pendii erbosi.
Si potevano ammirare il cisto rosso, la campanula, gli zafferanastri gialli e la ginestra odorosa.
Grazie alle piogge cadute nei giorni precedenti, ho osservato un torrente impetuoso che
scorreva rumorosamente tra le gole della gravina.
Incuriosita sono scesa sul fondo, facendo molta attenzione per non cadere, sempre aiutata dai miei genitori, per osservare da vicino i girini e le rane che seguivano il corso di quell’acqua tumultuosa.
Nel cielo si potevano ammirare uccelli tipici delle nostre gravine che volavano intorno ai nidi. La gravina rappresenta infatti l’habitat ideale per molti rapaci come il falco lanare,
la poiana, il gheppio e il grillaio.
Abbiamo anche visitato le cripte nelle quali si potevano ammirare degli affreschi rovinati dal tempo e dall’uomo.
E’ stata una giornata ricca di emozioni ma anche molto salutare visto che abbiamo camminato attraverso la flora e la fauna.
(testo descrittivo di Maria Caterina Graniello)

|