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Progetto
PON - Misura 3 Azione 3.1 a.s. 2006-2007
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Visita alla Gravina di
Palagianello (16 gennaio 2007)
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Martedì 16 gennaio siamo andati a visitare la Gravina e il
castello
di Palagianello.
Arrivati sul ciglio del burrone, siamo scesi sul fondo da una
scalinata scavata nella roccia.
La gravina è un enorme fossato scavato nel corso degli anni dalle
piogge che hanno eroso le rocce e creato profonde incisioni carsiche
denominate appunto "gravine".
Infatti quando piove sul fondo si formano dei laghetti temporanei.
La roccia che si trova sul fondo è più scura e dura, mentre quella
che affiora più in superficie è più chiara e tenera (calcarenite di
Gravina o tufo).
La gravina è ricca di vegetazione, infatti il clima temperato ha
favorito lo sviluppo di vegetazione spontanea, permettendo la
sopravvivenza di specie rare ed endemiche. L'eccezionale
diversificazione delle piante si spiega anche
con il fatto che le gravine permettono la coesistenza a brevissima distanza di ambienti
diversissimi tra loro (dalle piattaforme rocciose alle cavità umide, dalle conche boschive
ai pianori erbosi, dai pantani melmosi fino ai limpidi specchi d'acqua).
Sui bordi delle gravine sono presenti ulivi, fichi, aranci e vite.
All'interno invece troviamo i boschi. Questo si spiega con il
fenomeno dell'inversione termica e di umidità rispetto all'ambiente
circostante.
In base a tale fenomeno, per la minore insolazione del fondo rispetto agli spalti,
si ha un clima più fresco ed umido in basso e più caldo e secco in alto. All'inversione
termica è di conseguenza legata un'inversione altimetrica della vegetazione, il che spiega
la presenza di specie tipiche delle zone ombrose dell'Alta Murgia sul fondo delle gravine,
a quote molto più basse (carpino orientale, acero campestre e minore, etc.).
Sulle pareti scoscese troviamo fitti boschi di leccio e fragno, e
numerose piante che si sono adattate a vivere sulla nuda roccia e ad
utilizzare l'acqua in essa circolante (campanula versicolor -
scrophularia lucida - euphorbia dendroides - rosmarino - ginepro - cisto
- lentisco).
Sul fondo della gravina abbiamo osservato il letto del fiume
prosciugato. Di fronte c'era una parete rocciosa costellata di
numerose grotte dove gli uomini del passato vivevano, dotate di
cisterne per la raccolta dell'acqua piovana, di prese
d'aria e di camini, per cui possiamo ritenerle il primo
esempio di dimore ecologiche .
Le grotte adibite all'uso comunitario comprendevano, oltre alle
case-grotte, anche le le chiese-grotte. Infatti sul bordo
della gravina è presente il santuario della Madonna delle
Grazie, patrona di Palagianello.
All'interno della chiesa si nota un grosso blocco di pietra che si è
staccato dalla parete rocciosa causando il crollo della chiesa
antica; scendendo in una cripta sotterranea abbiamo osservato delle
teche che contengono i resti di ossa umane. Sui muri invece si
vedono degli affreschi rovinati dall'erosione.
In fine siamo andati a visitare il
castello Stella Caracciolo,
munito di quattro torri dalle quali è possibile vedere il mar Jonio.
Le torri erano difese da una cinta di mura merlate da cui, un tempo,
gli abitanti del castello si difendevano dagli attacchi esterni
lanciando frecce e olio bollente.
Il castello era circondato da un fossato che impediva ai nemici di
entrare; per consentire l'ingresso, nell'antichità, c'era un ponte
levatoio che si abbassava.
Al di là del fossato c'erano le case dei contadini che, in caso di
pericolo, si rifugiavano nel castello.(alunno di
classe quarta) |
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